
E’ un dato di fatto incontestabile: i recenti adattamenti per il mercato videoludico dei colossal cinematografici sono uno scempio vero e proprio. Dopo Superman Return, passato inosservato alla velocità del tuono (giustamente), è ora il turno di Eragon, un progetto nato dalle orme dell’omonimo film (in uscita oggi in Italia), che a sua volta è stato concepito dal primo romanzo della Trilogia dell'Eredità. La trama è ambientata in un'epoca medievale fantasy, in cui il protagonista quindicenne Eragon vive in campagna, ai piedi della Grande Dorsale (una catena montuosa che si estende dal nord al sud di Alagaësia); mentre va a caccia di cervi, trova per terra una strana pietra, che raccoglie e porta a casa celandola allo zio Garrow ed al cugino Roran, i quali sono la sua unica famiglia. Poco tempo dopo la strana pietra si schiude - rivelandosi un uovo - e ne esce un cucciolo di drago: Eragon diviene un cavaliere di drago ed iniziano così le sue avventure con Saphira, dragonessa blu. Il gameplay di questo picchiaduro a scorrimento simil Il Signore degli Anelli di EA si focalizza principalmente su due tipologie di combattimento: la prima, indubbiamente la più abusata, riguarda gli scontri a terra nei panni di uno o due protagonisti principali della trama, mentre la seconda non è altro che una bruttissima copia di Panzer Dragon in groppa a Saphira. Il volatile, volendo, può essere anche sfruttato (di supporto) per le fasi a piedi, una pratica piuttosto funzionale per liberarsi velocemente dei nemici. I controlli sono in conflitto perenne con una moltitudine di problemi, dalla gestione improponibile della telecamera alla totale assenza di un sistema di progressione del propri personaggi, senza considerare la semplicità delle mosse, limitate alla pressione di due o tre tasti (ovviamente non esistono combo da sbloccare). Con magie o con armi materiali, il gioco è noioso comunque, anche perché i livelli sono strutturati in maniera lineare, non offrendo la ben che minima possibilità di variazioni. Incredibile, inoltre, che negli unici punti in cui bisogna effettuare una determinata magia per proseguire, è la CPU a suggerire - tramite delle icone – il corretto sortilegio. 16 livelli, 5 ore di gioco, questi i numeri di un titolo che probabilmente non meriterebbe nemmeno di esistere. Leggete il libro o andate al cinema, ma evitate assolutamente di acquistare il videogioco.

